Triumph TR3A (1957)

Le Triumph, come altre spider di rango, avevano pochissimi optional, ma i gentlemen driver dell'epoca badavano ad altri aspetti che davano a questa vettura una personalità dura e sportiva. Sebbene meccanicamente la Triumph non fu un colpo di genio e la carrozzeria non avesse niente di avveniristico, gli appassionati capiscono da subito che la neonata spider è già un classico. Il suo acquisto non era per semplice uso chic o per romantiche escursioni open air, ma spesso finalizzato a competizioni sportive più o meno ufficiali. A quei tempi per fare una corsa bastava una macchina, la voglia di farla e qualche soldo da parte per le spese.

A Monza, per esempio, la TR3 si rese più volte protagonista di avvincenti duelli nelle retrovie, o ancora nella Liegi-Sofia-Liegi.

Pochi gli optional si diceva, fra cui il tonneau-cover, un telo impermeabile e sagomato per coprire esattamente l'abitacolo: si poteva aprire solo a metà per il lungo così restava scoperta la sola parte del guidatore e l'automobilesi trasformava in una sorta di monoposto. Altro particolare indispensabile era il guanto da golf di pelle sottilissima e morbida che non toglieva sensibilità alle mani sul volante. L'assetto di guida era comodo, favorito dal taglio della portiera che lasciava 'sfogare' il gomito.

 

Si differenzia dalla serie2 principalmente la griglia radiatore più ampia (soprannominata dai cultori “boccalarga”) la scritta Triumph sul frontale, le maniglie sulle portiere. Immortalata nel film di Fellini 'La dolce vita' (1960) con Marcello Mastroianni.

Note tecniche:

L'impostazione era molto tradizionale, quasi 'anni Trenta' e anche esteticamente l'auto conservava quell'aspetto vecchio stile tipico delle spider inglesi del secondo dopoguerra. Il telaio aveva longheroni in acciaio a sezione quadrata e una crociera d'irrigidimento.

Le sospensioni impiegavano schemi già ampiamente collaudati: l'avantreno era quello della Mayflower con quadrilateri deformabili, molle elicoidali e ammortizzatori telescopici. Il retrotreno era composto da due sole balestre longitudinali integrate da ammortizzatori idraulici a leva.

Il motore derivava da quello montato sui trattori agricoli Ferguson: era un 1991 cc a corsa lunga con monoblocco e testata in ghisa, albero a camme laterale, aste e bilancieri e valvole allineate; due carburatori SU fornivano l'alimentazione. La potenza era di 100 CV a 5000 giri/min. Nel 1956 la TR3A adottò i freni a disco. La compatta carrozzeria montata su telaio era lunga 3,8 metri, larga 1,41 e alta 1,27 per un peso complessivo in ordine di marcia di 935 kg

 

 

 

 

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